giovedì 11 maggio 2017

Post

Sarà un post diverso dal solito, questo.
Nessun titolo, nessuna foto, niente canzone finale perchè, davvero, è un momento talmente pazzesco (in negativo) che non avrebbero alcun senso. Che poi, ultimamente, "senso" nelle cose, nella vita, soprattutto in determinati accadimenti mi è estramamente difficile trovarne.
Va male e, per una volta, non faccio niente per nasconderlo, utilizzo insomma questo spazio per esternare uno sfogo, senza comunque voler dir troppo, pur se potrei e molti di voi sicuramente non crederebbero che sia possibile una serie di eventi funesti come quelli che sarei in grado di raccontare.
Perciò niente "think positive" com'è nel mio stile, nessuna romanticheria, oggi parliamo, semplicemente, di quanto può essere pesante (e ingiusta, lo dico senza mezzi termini) la vita con le persone, di quanto si possa accanire in molteplici modi e forme su di noi, e di quanto tutto questo, lentamente, ci "avveleni" dentro. Perchè si, vivere nella paura, nel timore di ricevere quella telefonata che non vorresti mai ricevere sobbalzando ogni qualvolta suona il telefono, nell'agitazione che durante la notte qualcuno possa avere vitale bisogno di te e, quindi, tu debba essere lucido, presente, pronto per lui... è qualcosa che ti entra nella pelle, ti si attacca e non ti molla più.
E allora non dormi che poche ore a notte, tenendo le orecchie tese ed i vestiti pronti per correre via in direzione del più vicino ospedale, quello dove in 15 giorni esatti hai passato, senza esagerare, centinaia di ore, quello al cui Pronto Soccorso ti sei scapicollato già in tre occasioni, vedendo al suo interno in quelle lunghe, infinite ore d'attesa di una semplice buona notizia scene ai limiti tra la tragedia e lo strazio, tra il dolore e l'orrore.
Fino a due settimane fa non avevo idea di cosa potesse succedere lì dentro, le emergenze, la disperazione, il degrado, la noncuranza... francamente trovo impensabile, per me almeno, poter anche solo pensare di lavorare in questi luoghi, e immagino che chi riesce/vuole/è costretto, a seconda dei casi, a farlo, ne debba quasi essere "assuefatto" per poter andare avanti.
Parlo di tutto questo adesso, nell'esatto momento in cui un treno avrebbe dovuto portarmi dove tanto avrei voluto essere, per festeggiare un compleanno, il mio, che arriverà a giorni e che invce, ovviamente, non sarà affatto festeggiato: ma questo alla fine è davvero il minimo, anche perchè non me ne è mai importato nulla del mio compleanno e, anzi, vi confiderò che in generale mi ha sempre dato quasi "disagio" la celebrazione in se, le telefonate ecc... Ecco perchè avevo scelto, quest'anno, di passarlo con chi più desidero avere vicino, sarebbe sicuramente stato speciale, di certo più bello di ogni altro semplicemente per questa presenza al mio fianco.
Ma non sarà così, in questo stato di cose, con un'infinita tristezza nel cuore ho disfatto la mia valiga e, in questo preciso momento, dovrei cercare di riposarmi un pò visto che ho trascorso, nell'ordine, dalla mezzanotte alle 3 e 40 del mattino di due giorni fa e, come se non bastasse, dalle 4 e 30 a... mezzogiorno circa di oggi in una sala d'attesa di un Pronto Soccorso, senza ricevere conforto, informazioni, in preda alle paure e ai pensieri più neri, anche se poi "esternamente" bisogna essere forti per altri e non lo si da a vedere. Ma, alla lunga, tutti crollano, anche le rocce si sfaldano, si consumano. Ed io, dentro, sento un po' questa sensazione, anche se poi giusto poco fa mi è stato detto di essere bravissimo a gestire la situazione con lucidità da due settimane e a sostenere sia chi è dentro che chi è fuori l'ospedale.
Perciò resistiamo, anche perchè sto scrivendo in una mini pausa prima di tornare lì e... aspettare, vedere, sperare, magari capire... e quindi ho anche poco tempo per buttarmi giù, almeno adesso.
Quel che è certo è che non è possibile che un uomo meraviglioso, che mi ha insegnato gran parte di quello che so, che mi ha cresciuto come fossi suo figlio anche se la biologia dice altro (ma i sentimenti sono SEMPRE più forti della scienza, dei geni, di tutto!), debba soffrire in questo modo atroce. Non è possibile che il fratello di quest'uomo, alla notizia, per venire di corsa al suo capezzale si fratturi una gamba cadendo dalle scale. Non è possibile che un altro uomo, anzianissimo lui, a me caro stia nel frattempo, per un male indecente ed infame, perdendo vertiginosamente peso, soffrendo dolori indicibili e, di fatto, vedendosi strappare la vita in un modo che... a ragionarci sopra, pur sforzandoti, non puoi pensare sia il "volere di qualcuno".
Non può esserlo, e se lo fosse beh... beh... beh!...

Insomma, va così, poi credetemi, mi dispiace tantissimo aver scritto questo post ma mi sento "scoppiare" dentro e così... ho accolto il consiglio di chi, tempo addietro quando avevo fatto presente quello che stavo passando, mi aveva suggerito di provare a vedere il blog come una valvola di sfogo.
Non l'ho fatto prima perchè, tutto sommato, quel che accadeva in precedenza, nella sua drammaticità, è nulla rispetto alle ultime due settimane e, in particolare, agli ultimi tre giorni. Ciò che avviene adesso è... un abominio, ti taglia davvero le gambe, è come un pugno in faccia, poi allo stomaco e poi di nuovo in pieno volto, con l'aggravante che non puoi nemmeno cadere in terra, visto che se lo facessi mancherebbe il fondamentale sostegno a chi non deve, non può cadere.
Vorrei essere altrove ma DEVO essere necessariamente qui, a fare un po' del tantissimo che c'è da fare, a sperare di ricevere, tra pochi minuti (il tempo di uscire e recarmi lì), qualche notizia anche solo un minimo confortante, o almeno non drammatica.
Tutto questo, poi, provando per la prima volta nella mia vita la paura del domani... ed è spaventoso, è incredibilmente disarmante realizzare che non hai la minima idea di cosa può accaderti fra un solo giorno, a distanza di poche ore, convivere con questo terrore da "buco nero" che incombe sul futuro più prossimo, e non ti permette di pensare ad altro, nè ti fa intravedere una qualche uscita.
E' davvero difficile e non lo auguro a nessuno, nemmeno al peggior nemico che non ho, perchè ho sempre pensato non valesse la pena farsene.
E a tal proposito anzi, senza credere minimamente di essere depositario di chissà quale grande saggezza o di aver titolo per dispensare consigli illuminanti, chiudo condividendo un pensiero fatto qualche ora fa in quel posto orrendo: vivete bene la vostra vita, amate le persone che avete a cuore e DITEGLIELO, e poi dateglielo questo amore, non vi perdete nelle sciocchezze, non litigate, non nutrite odio, rabbia, rancore... pensate soltanto a star bene voi e a far stare bene i vostri cari, godendovi ogni singolo attimo, ogni momento, sfruttando tutte le occasioni e cogliendo al volo le opportunità per essere felici.
Che la felicità è merce rara, preziosissima, al pari del tempo, che non può essere sprecato per le cose futili o proprio del tutto inutili, anche perchè poi... non te lo ridà indietro nessuno.

Alla prossima, scusatemi.